martedì 1 maggio 2012

1 maggio 2012 Capo Peloro, ex Sea Flight















1 maggio a Capo Peloro/Punta Faro/Pilone/ex Sea Flight con collettivo Quasivive.

Leggi il programma:
Assemblee, animazione, giochi, concerti, etccccccccccccccc....................

Proiezione della versione integrale (110') LIBERA TUTTI, 2011, produzione Arci, ideato dal Circolo Arci Thomas Sankara.


sabato 21 aprile 2012

Boat 4 people

6.226, questo il numero di uomini, donne e bambini annegati dal 1988 ad oggi nel Canale di Sicilia mentre tentavano di raggiungere la Fortezza Europa (fonte: Fortress Europe). Il progetto Boats 4 People (B4P) nasce dal bisogno condiviso di fermare questa ecatombe e di ‘riappropriarsi’ del Mediterraneo per (ri)farne uno spazio di solidarietà e libertà di movimento. Nasce al Meeting Internazionale Antirazzista (MIA) di Cecina e durante l’incontro Il vento del cambiamento, dal confronto tra centinaia di rappresentanti della società civile delle due sponde del Mediterraneo. Punto di partenza, la rabbia di fronte all’idea che il mare rappresenti uno spazio di sospensione del diritto, il teatro di controlli di frontiera sempre più violenti, di violazioni dell’obbligo internazionale di soccorso in mare, del diritto d’asilo, dei diritti umani e di un aumento preoccupante del numero di morti. Morti di migranti che, a seguito della rivoluzione tunisina ed in conseguenza della guerra in Libia, hanno deciso di imbarcarsi alla ricerca di un’opportunità di vivere meglio, se non di vivere e basta.
Un vento iniziato nella primavera scorsa, la primavera araba, quando il Mediterraneo era solcato dalle imbarcazioni dell’operazione NATO Unified Protector, di Frontex, l’Agenzia per il controllo delle Frontiere esterne dell’UE, e, come sempre, delle Guardie costiere nazionali. Morti che hanno falcidiato quella minoranza – è bene ricordare che di minoranza si tratta – di migranti che ci ha creduto, ha creduto che l’Europa, la vecchia, ricca e democratica Europa, che a quella primavera araba plaudeva, fosse pronta ad accoglierli.
I fatti hanno dimostrato che in quel caso la maggioranza - quasi un milione di migranti che hanno deciso di scappare in paesi vicini, in Tunisia, Egitto, Ciad, Niger – aveva ragione. Oggi constatiamo, infatti, che le nostre preoccupazioni erano fondate. 1.500, questo è il numero, il triste record, dei morti nel Mediterraneo registrato nel 2011 (fonte UNHCR). Nel frattempo, però, la Corte europea di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per i respingimenti verso la Libia.
Non solo, ma 9 coraggiosi sopravvissuti – gli unici dei 72 migranti lasciati alla deriva per settimane nel marzo scorso nelle stesse acque libiche in cui la NATO dispiegava le sue forze di ‘tutela’ dei civili libici – hanno depositato a Parigi uno storico ricorso contro ignoti per omissione di soccorso. Nel frattempo, Gheddafi e Ben Ali sono stati cacciati e la guerra in Libia è, almeno formalmente, conclusa, ma, per quanto concerne le migrazioni, le autorità transitorie tunisine e libiche non hanno rotto con il passato: stanno già negoziando accordi migratori con l’Europa nella più totale mancanza di trasparenza; continuano a criminalizzare l’emigrazione e a rinchiudere arbitrariamente i migranti in transito. Per questo, nel frattempo, ci siamo organizzati e insieme a reti internazionali - come Migreurop - ed organizzazioni della società civile italiana, francese, tedesca, olandese, maliana, marocchina e tunisina abbiamo deciso di lanciare il progetto B4P.
B4P partirà a il 2 luglio dal MIA con il varo di una ‘flottiglia’ di solidarietà che solcherà simbolicamente il Mediterraneo.
A bordo rappresentanti della società civile, giornalisti, parlamentari, fotografi e video-makers. Queste le tappe previste: Palermo (5-7 luglio); Tunisi e Monastir (8-17 luglio in concomitanza con la riunione del comitato internazionale del Forum sociale mondiale); Lampedusa (18-20 luglio, in occasione dell’apertura di Lampedusa In Festival). Ad ogni tappa, seminari, conferenze stampa, proiezioni, mostre fotografiche, manifestazioni. B4P intende portare avanti una denuncia trasparente ed indipendente di quanto è accaduto e continua ad accadere nel Mediter­raneo e farla sentire forte e chiara. L’unica garanzia di questa indipendenza è l’autofinanziamento, l’unica certezza che saremo ascoltati è il contributo che ciascuno di voi può dare.

Open Access Now

Nonostante le iniziative di denuncia e mobilitazione organizzate in Europa e in Italia, entrare nei centri di detenzione per migranti, vedere e raccontare le condizioni in cui sono trattenuti, garantire così il diritto all’informazione è ancora estremamente difficile.

In Europa la Campagna ‘Open Access Now: Aprite le porte! Abbiamo il diritto di sapere’, ha lanciato un mese di mobilitazione straordinaria, dal 26 marzo al 26 aprile, in cui le reti e le associazioni aderenti hanno inoltrato richiesta di accesso nei centri alle autorità competenti dei propri paesi. Le risposte, quando sono arrivate, sono state per lo più negative.

In Italia, nonostante la decisione del nuovo ministro Cancellieri di sospendere il divieto di ingresso nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e nei C.A.R.A. (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), imposto nel 2011 dall’allora ministro Maroni, la possibilità di accedervi non è per nulla garantita e per lo più è affidata alla discrezionalità della autorità del territorio dove ha sede la struttura.

Dal 23 al 27 aprile è stata quindi lanciata anche nel nostro Paese, in sinergia con l’iniziativa a livello europeo, una settimana in cui attivisti, giornalisti, avvocati e parlamentari chiederanno di visitare i centri in cui sono trattenuti i migranti. La mobilitazione è promossa dalla Campagna LasciateCIEntrare e dalle organizzazioni aderenti.

L’Arci parteciperà alle visite organizzate dalla Campagna, a cominciare da quella al Cie di Bologna il 23 aprile, dove sarà presente il suo presidente provinciale Stefano Brugnara.

Con altri esponenti della Campagna sarà poi il 25 al Cie di via Corelli a Milano, dove da mesi è vietato a chiunque di entrare, compresi ai legali dei migranti.

Sempre all’interno della Campagna europea Open Access Now, l’Arci ha programmato visite anche il 24 aprile al Cie di Trapani Milo dove sarà presente Carmen Cordaro referente CIE e frontiere di Arci Nazionale, il 27 al valico dell’aeroporto di Fiumicino a Roma e infine al Cie di Bari Palese.

Tutto ciò per ribadire che democrazia, diritti e trasparenza devono essere garantiti sempre e dovunque.
Sito della campagna

Fiaccolata di solidarietà: ALLEARSI CON ALI' PER UNA CITTA' SOLIDALE

Foto di Alessandro Di Maio














Messina, Domenica 22 Aprile, Piazza Antonello, ore 18.30.
Itinerario: Piazza Antonello, Corso Cavour, Via Tommaso Cannizzaro, Via Cesare Battisti, Via Loggia dei Mercanti.
 Non ha alcun significato che l’aggressione nei confronti di Alì porti con sé o no l’odio esplicito verso una razza diversa. Zappia si è introdotto in un dispositivo che lo ha legittimato, un dispositivo che colloca Alì tra quelli a più basso grado di protezione, che li costringe ad un surplus di simpatia e laboriosità per poter essere accettati.
Alì fa parte di quella “razza” di discriminati ai quali è più facile fare del male, quelli che più facilmente mettiamo da parte e releghiamo ai margini della vita sociale.
Nel contesto di questa crisi, in questi anni in cui gli annunci e la propaganda neo-razzista e xenofoba è ritornata ad ingombrare il dibattito pubblico, derubricare l’aggressione ad Alì a vile violenza significa non riconoscere la trama dei segni dentro la quale sono gettate le nostre azioni quotidiane.
L’autore dell’atto, forse senza rendersene nemmeno conto, incarna un modo di vivere, un modo di pensare ed un modo di agire che nella nostra società lungi dall'essere raro e sporadico è ben presente e diffuso.
L'idea che picchiare un nero, un rom, un barbone, un gay, sia in fondo plausibile, c'è chi lo pensa davvero.
La sola pietà umana è, in questo caso, insufficiente per portare sollievo ad un corpo martoriato. Il sentirsi solidali è un atteggiamento necessario ma impossibilitato a dare una risposta utile a quanto accaduto. Solo l’atto politico e l’aiuto concreto, insieme ad una rinnovata capacità di decifrare i codici culturali della discriminazione sociale possono ribaltare quella gerarchia di segni, quei dispositivi relazionali che rendono possibili questi atti.
Scendiamo in piazza anche perché pensiamo che la convivenza non sia un problema di ordine pubblico, ma sentirsi partecipi di un divenire comune. Difendere Alì oggi vuol dire porre le condizioni per difendere i deboli e gli emarginati domani. Per evitare che la barbara violenza si riversi nuovamente su qualche povero disgraziato.
RETE ANTIRAZZISTA MESSINESE

N.B.: Ognuno è pregato di munirsi di candela :)
Si invitano i partecipati a non portare bandiere....

Evento facebook

sabato 14 aprile 2012

E' tempo di CUD!

Se hai lavorato nel 2011 e il datore di lavoro ti consegna il CUD 2012, oppure fai la dichiarazione dei redditi, potrai donare il 5 per mille del tuo IRPEF ad una organizzazione di utilità sociale, come l'Arci.

Dovrai semplicemente firmare nell'apposito spazio e inserire il codice  fiscale di Arci nazionale 97054400581.
Se non farai alcuna scelta questa piccola cifrà tornerà allo Stato. 
 











Quest'anno l'Arci sosterrà con il 5 per mille le proprie campagne ed iniziative nazionali, per la cittadinanza e il diritto di voto degli stranieri, l'accesso alla cultura, i beni comuni, la pace, la democrazia diretta.
Invece, il 45% del 5 per mille raccolto nella provincia di Messina sarà destinato al Comitato Territoriale Arci Messina che sosterrà i circoli messinesi, presenti a Acquedolci, Brolo, Barcellona Pozzo di Gotto,Giardini Naxos, Milazzo,Tusa, Raccuja, S. Angelo di Brolo, Torregrotta, oltre Messina con il Circolo Arci Thomas Sankara, circoli che sopravvivono con le tessere e il volontariato.
Se sei un soci arci è un tuo dovere sostenere la tua associazione, se sei un cittadino contribuirai a mantenere in Italia una visione plurale, democratica ed antirazzista.






Nel caso in cui non fai la dichiarzione dei redditi perchè non hai spese da farti rimborsare dallo Stato, per comunicare la scelta è sufficiente consegnare il CUD in banca o in posta (servizio gratuito)  firmato e compilato con il  codice fiscale e inserito in una busta chiusa su cui è necessario scrivere «Scelta per la destinazione del 5 per mille dell'IRPEF», entro lo stesso termine di scadenza previsto per la presentazione della dichiarazione dei redditi.


ARCI MESSINA tel 0906413730 (solo pomeriggio)
circolosankara@tiscali.it 

martedì 27 marzo 2012

Bando Progetto Bonelli

E' in corso la sesta edizione del Progetto Bonelli, un appuntamento atteso con opportunità di inserimento nel mondo del lavoro della comunicazione per molti giovani e meno giovani.    
Questa iniziativa culturale e formativa ha permesso, nel corso degli anni, a molti giovani e giornalisti di “mettersi in gioco e sporcarsi le mani” negli uffici stampa e nelle redazioni giornalistiche delle associazioni di Terzo Settore di tutta Italia,compreso il Circolo Arci Thomas Sankara,  fornendo concrete occasioni formative e di apprendimento di tecniche e metodologie di lavoro.

Saranno attivati 10 stage, destinati a studenti neo-laureati e giornalisti pubblicisti e professionisti, ai quali verranno corrisposti borse di studio, a fronte di 310 ore di stage.  
Ci si può iscrivere solo online entro e non oltre il  30 aprile 2012 secondo le modalità indicate nel sito www.progettobonelli.it. 
Vi invitiamo, inoltre, a visitare e seguire la Pagina del Progetto Bonelli su Facebook.Cliccate su mi piace e riceverete tutti gli aggiornamenti!
www.facebook.com/ProgettoBonelli

Il Progetto è dedicato a Giorgio Bonelli, per 40 anni capo ufficio stampa delle Acli, decano del giornalismo associativo e sindacalista impegnato, scomparso nel dicembre del 2003.
Il Progetto Bonelli è promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore, con la partecipazione di Arca-Enel, il sostegno di ASR – Associazione Stampa Romana, FNSI - Federazione Nazionale Stampa Italiana, Inpgi – Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti Italiani, Usigrai e con il patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dell’Agenda del Giornalista, il supporto operativo di Enaip - Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale e la collaborazione della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Sapienza di Roma.

Per informazioni
:Forum Nazionale del Terzo Settore
Segreteria Organizzativa del “Progetto Bonelli”
e-mail:
progettobonelli@forumterzosettore.it
tel. 06 68136844, fax 06 6896522
dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.30

lunedì 19 marzo 2012

ASSEMBLEA PUBBLICA: "QUALE FUTURO PER IL MOVIMENTO NO PONTE?"

Il Ponte sullo Stretto de-finanziato lo abbiamo già conosciuto. Era il tempo del Governo Prodi e la forte pressione del Movimento No Ponte era riuscita a spostare la posizione di forze politiche precedentemente favorevoli alla grande opera. Il "mostro sullo Stretto" venne inserito tra le opere non prioritarie.
Per tutti era ormai la fine di un incubo. Colpevolmente il Governo Prodi lasciò in piedi il contratto con Impregilo e non sciolse la Stretto di Messina Spa, società concessionaria per la progettazione e la costruzione del Ponte. Fu gioco facile per un Berlusconi nuovamente al posto di comando rilanciare
l'opera. Nel solo 2010, la stagione delle trivelle, vennero spesi 110 milioni di euro in sondaggi e progettazione, con un impatto risibile per l'area dello Stretto in termini di ritorno economico e occupazione.

Oggi il Ponte è nuovamente de-finanziato. Il nuovo Governo manifesta un evidente disinteresse nei confronti dell'opera e, ciò che è più importante, il Ponte sullo Stretto è ormai fuori dai corridoi di trasporto europei. Si tratta, questo, di un aspetto davvero significativo perchè nella fase della grande crisi del debito pubblico la selezione delle opere da finanziare verrà fatta, ormai è consolidato, proprio privilegiando quelle che rientrano nei corridoi. I nuovi meccanismi di finanziamento saranno basati sulla ricerca di risorse da recuperare sui mercati finanziari (Fondi sovrani, Fondi pensione ...) e verranno sostenuti da project bond garantiti dall'Europa. Ecco, quindi, che, allo stato, il futuro del Ponte è molto improbabile.

Nonostante queste evidenze, dal Governo arrivano pronunciamenti che prevederebbero una sospensione e non una cancellazione dell'opera. La situazione è, quindi, molto pericolosa perchè, comunque, rimane il rischio di lasciare aperta una partita che si manifesta come una vera e propria ipoteca sul territorio. Ancora oggi la Stretto di Messina Spa è un costo per la comunità, ancora poco tempo fa il più importante giornale locale riportava il bando per l'apertura di un mutuo di 11 milioni di euro finalizzato a finanziare il cantiere di Cannitello, recentemente Rete ferroviaria italiana avrebbe richiesto al ministero dell'Ambiente di avviare la procedura di Valutazione di impatto ambientale sui nuovi collegamenti ferroviari tra il ponte e le linee storiche di collegamento con Reggio Calabria e Gioia Tauro, infine Eurolink (General Contractor per il Ponte) ha ancora nella propria disponibilità uno stabile di proprietà dell'Università di Messina. Insomma, il Ponte costa anche se non lo si fa e se non lo si cancella rimane il rischio di rivederselo rilanciato al mutare del quadropolitico nazionale. Infine, l'eventuale approvazione del progetto definitivo rischierebbe di aprire tutta la partita delle penali (centinaia di milioni di euro).

E' importante, quindi, non abbassare la guardia e rilanciare e continuare la mobilitazione affinchè venga rescisso il contratto con Impregilo, venga sciolta la Stretto di Messina Spa, non si riconosca alcuna penale nei confronti delle consociate in Eurolink e si imponga di investire le risorse destinate al ponte per infrastrutture utili al territorio interessato dall'opera.

Rete No Ponte - Comunità dello Stretto

sabato 17 marzo 2012

Tutti a Comiso 30 anni dopo per un Mediterraneo di pace

4 aprile 2012
A Comiso 30 anni dopo
Per Pio La Torre e per un Mediterraneo di pace
Il 4 aprile di trenta anni fa oltre centomila siciliani, ma anche tanti, tantissimi giunti da ogni parte d’Europa, sfilarono per le campagne di Comiso, dentro la città per dire no alla costruzione di
una base militare che avrebbe dovuto accogliere 112 missili cruise a testata nucleare.
Erano parte di un poderoso movimento europeo che per un decennio, in un continente diviso dal muro di Berlino e minacciato dalla guerra atomica, combattè per liberare il mondo dal dominio
delle superpotenze di allora, Stati Uniti e Unione Sovietica, convinto della necessità di un’Europa
“senza missili dall’Atlantico agli Urali”, in cui solo la pace e la distensione - e non il riarmo -
avrebbero facilitato i processi di democratizzazione nell’Est Europeo.
I missili a Comiso indicavano che il nuovo fronte del conflitto si stava spostando nel Mediterraneo: il nuovo nemico del nord era ormai il sud, come la storia degli anni successivi ha poi dimostrato.
Alla testa e al fianco di quel corteo colorato, alla guida di quel movimento straordinario fatto di
donne e uomini di culture ed esperienze diverse, di tante ragazze e ragazzi che si affacciavano per
la prima volta alla politica stava un uomo che più di ogni altro aveva intuito come la lotta e
l’impegno per la pace, contro la militarizzazione della Sicilia si intrecciava a filo doppio con un
impegno più antico, quello antimafia, per la democrazia, per la legalità.
Quell’uomo, Pio La Torre, poche settimane dopo quella straordinaria giornata, il 30 di aprile
del 1982, veniva assassinato a Palermo, assieme a Rosario Di Salvo. Assassinato dalla mafia, che
da tempo lo aveva individuato come nemico principale per l’attacco da lui sferrato ai patrimoni
economici dei mafiosi, e che ora voleva mano libera nelle speculazioni edilizie promesse dal
grande insediamento che si stava progettando attorno alla base militare.
Pio La Torre e quello straordinario movimento contrapponevano all’idea di Sicilia come portaerei e avamposto armato nel Mediterraneo, quella di piattaforma di pace e dialogo, di terra capace di valorizzare le proprie risorse locali, agricole e culturali innanzitutto.
Oggi la base nucleare di Comiso non c’è più. E neppure il Muro di Berlino. Il mondo è cambiato. Ma le parole d’ordine di quella giornata, le rivendicazioni di quel movimento, le ansie e le preoccupazioni che Pio La Torre esprimeva mantengono inalterata la loro validità.
Nel pianeta c'è il più alto tasso di ineguaglianza mai raggiunto. Aumenta lo sfruttamento degli
esseri umani, della natura e dei beni comuni. Nella crisi globale di sistema, l'Europa declina e cede
al mercato i diritti, la democrazia, la sua unità e i suoi popoli.
Il Mediterraneo in questi anni è stato molto lontano dal diventare il mare di pace sognato e rivendicato da chi si mobilitava in quei giorni.
Sempre più spesso i riflessi delle sue acque si sono colorati delle tinte drammatiche delle guerre
che hanno devastato gran parte delle sue coste, a tutte le sue latitudini: da quelle adriatiche (attraverso le quali esattamente 20 anni fa la guerra arrivava a Sarajevo) alle coste del medio
oriente o a quelle della Libia fino a pochi giorni fa. O la guerra non dichiarata che si è estesa dal
Mar Egeo fino allo stretto di Gibilterra contro chi fugge dal proprio paese alla ricerca di una
speranza, di un futuro diverso verso un’Europa ogni giorno più rapace ed egoista.
Sul Mediterraneo sognato, pensato, voluto come mare di pace si è levato il lezzo insopportabile
delle stragi, delle bombe, degli egoismi dei paesi ricchi della sponda europea capace anche di
cancellare il profumo dei gelsomini della primavera araba.
Oggi più che mai, avvertiamo la necessità di tornare, a Comiso, dopo trenta anni, nel nome di
Pio La Torre, per:
- riaffermare un impegno e una volontà di pace
- sconfiggere le ipocrisie di chi da una parte dice di voler sostenere l’ansia di libertà dei
popoli arabi e che poi in realtà utilizza le bombe anche contro civili inermi per assicurarsi il
controllo delle fonti di approvvigionamento energetico
- denunciare la continua militarizzazione del nostro territorio (da Trapani a Lampedusa, da
Sigonella a Niscemi, attraverso i Global Hawk e il MUOS), lo sfruttamento e la distruzione del
mare, delle coste, del territorio
- sconfiggere chi pensa al Mediterraneo solamente come un unico immenso mercato dentro
il quale solo le merci hanno diritto a muoversi e chi ha voluto blindare le nostre frontiere,
trasformando porzioni della nostra isola in lager dove tenere reclusi, privi di ogni diritto, migliaia
di persone
- un sostegno attivo e vero a sostegno delle società civili democratiche mediterranee
- una comunità mediterranea dei diritti, per uscire insieme dalla crisi economica e sociale
- rilanciare l’impegno contro le mafie, per la democrazia e la libertà
Promuovono :
Arci, Anpi, AICS, Auser, Arciragazzi, Banca Popolare Etica, Centro Pio La Torre, Cepes, CGIL,
Cresm, Centro Studi “G. Dossetti”, Erripa “A. Grandi”, Legambiente, Libera, Pax Christi, Rete
degli Studenti Medi, Terrelibere.org
Per adesioni inviare una mail a : comiso4aprile@gmail.com
su Facebook “4 aprile 2012. A Comiso, 30 anni dopo”
http://www.facebook.com/events/127181990744954

21 marzo Catena Umana contro il razzismo